Follow Me

    Close

    Mancanza / Here and Where

    MARION BARUCH

    24 Maggio – 08 Luglio, 2016

    Otto Zoo presenta la prima personale in una galleria italiana del nuovo corso di ricerca di Marion Baruch: Mancanza / Here and where. A cura di Francesca Pasini.

    Nella sua lunga carriera artistica Marion Baruch (Timisoara 1929) si è dedicata con intensità all’arte relazionale, sociale, firmandosi con lo pseudonimo Name Diffusion.
    Nel 2012 trova una nuova forma lavorando con un materiale inedito, che trattiene però una relazione simbolica con il sociale. Per creare le sue figure usa, infatti, gli scarti delle macchine che tagliano i modelli destinati all’alta moda e al prêt-a-porter. Così un materiale, destinato alla discarica, viene riportato in vita attraverso l’arte.

    In questi frammenti di stoffa, a volte trasparente, a volte compatta, vuoti, stati di mancanza, lampi di memoria, si accompagnano a figure astratte, forme geometriche, linee grafiche sottili e perfette. Marion Baruch fa di questo accumulo indistinto il proprio linguaggio. Osservando attentamente gli scarti sceglie l’orientamento che trasforma un residuo di stoffa in una figura. Da una mancanza espressiva appare il segno di Baruch e il legame con la pittura, la scultura, il disegno e la memoria, che la porta in dialogo con altri artisti amati: Lucio Fontana, Melotti, Beuys, Klee, Robert Morris e molti altri ancora.

    La tensione concettuale s’intreccia a quella relazionale, attraverso l’invito a guardare dentro i vuoti dell’esperienza, simbolizzati dal materiale, e a collegare la vita personale all’arte. E’ un invito leggero come sono le sue opere, facilmente trasportabili, non pesano, si adattano a ogni spazio, dal museo alla parete di casa. Assecondano la vita di Marion Baruch e di chi le guarda. L’emozione passa agli occhi e alla tattilità a cui ogni tessuto allude.

    La mostra alla galleria Otto Zoo è una retrospettiva di lavori bidimensionali e tridimensionali nati dagli scarti dei tessuti. Mr Horror (l’eternelle retour), realizzato nel 2015 subito dopo gli attacchi terroristici di Parigi, rappresenta un nevralgico punto di arrivo: la figura delinea, infatti, il gesto della cancellazione. Ci sono inoltre le opere che, attraverso il titolo, richiamano l’affinità elettiva con Eva Hesse, Agnes Martin, Kurt Schwitters, il legame con l’architettura dei teatri, le espressioni classiche dell’arte: Paysage, Peinture , Sculpture, con grafia francese a ricordo di una delle sue molte patrie.

    Marion Baruch è nata a Timisoara (Romania) nel 1929. Ha vissuto a lungo a Parigi tra 1990/2010.  Attualmente vive e lavora a Gallarate (Varese). Il lavoro recente è stato esposto nel 2013 al MAMBO di Bologna a cura di Francesca Pasini e al MAMCO di Ginevra a cura di Nathalie Viot. Nel 2014 a Mars, Milano. Nel 2015 all’Università del Melo – Teatro del Popolo di Gallarate e al Kunstmuseum di Lucerna, a cura di Noah Stoltz. A Settembre 2016, terrà una mostra a “L’Adresse du Printemps de septembre  à Toulouse”, festival a cura di Christian Bernard. Alcuni suoi lavori degli anni ’70 sono attualmente esposti alla Triennale di Milano all’interno di “W. Women in Italian Design”. Nel gennaio del 2017 farà parte della collettiva Entangled: Threads & Making a cura di Karen Wright al Turner Contemporary di Margate (UK).