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    The Phenomenal World

    30 Maggio – 27 Luglio 2012

    Opere

    Aditya Pande

    Alexis Kersey

    Chitra Ganesh

    Mithu Sen

    Rohini Devasher

    Schandra Singh

    Seher Shah

    La galleria OTTO ZOO presenta The Phenomenal World, una collettiva a cura di Peter Nagy che raggruppa sette giovani artisti indiani emergenti, molti dei quali alla loro prima mostra in Italia: Rohini Devasher, Chitra Ganesh, Alexis Kersey, Aditya Pande, Mithu Sen, Seher Shah e Schandra Singh.
    Questa nuova generazione artistica indiana sembra aver definitivamente messo da parte l’animosa ostilità tra figurazione e astrazione, in pittura e nelle arti grafiche. Gli artisti in questa mostra, in particolare, si esprimono liberamente utilizzando svariati linguaggi, sia digitali che tradizionali, sia specifici che universali, sia idiosincratici che mondani; ignorano le precedenti distinzioni dei limiti materiali e oscillano tra categorie iconografiche pre-esistenti (ritratto, paesaggio, architettura, stile floreale e commemorativo).

    L’apparenza sembra sufficiente per confermare l’esistenza e ognuno di loro materializza universi altamente personali, ma profondamente legati all’osservazione della realtà.

    La pratica artistica di Rohini Devasher subisce la fascinazione delle scienze e del mondo naturale: partendo da una matrice tecnologica, esplora la crescita organica e il processo evolutivo. Le due imponenti stampe digitali in mostra a Milano traggono ispirazione dall’immaginario legato alle specie biologiche, alle osservazioni astronomiche, alle risonanze magnetiche. Nata nel 1978, Rohini Devasher vive e lavora a New Delhi. Ha conseguito un BFA al College of Art di New Delhi e un MFA in Incisione alla Winchester School of Art (UK). Ha partecipato a mostre collettive alla galleria Green Cardamom e alla British Library di Londra, e alla Royal Scottish Academy di Edimburgo. Sue personali si sono tenute nella galleria Project 88 di Mumbai e, nel 2011, nella galleria Nature Morte di New Delhi.

    Newyorchese con orgini indiane, Chitra Ganesh crea opere d’arte che si pongono a cavallo delle culture, spesso fissando iconografie nascoste e secondarie. Il suo lavoro è ispirato alle mitologie contemporanee attinte dalle trame delle narrazioni antiche, dei racconti fantastici, della tradizione ritrattistica e delle culture popolari del cinema di Bollywood e della fumettistica. Nella mostra ad OTTO ZOO vengono presentati tre grandi ritratti eseguiti a carboncino su carta. I soggetti di questa serie sono attrici del film muto indiano, star di qualche produzione europea, spettatrici innocenti della deriva dell’Orientalismo.

    Chitra Ganesh vive e lavora a Brooklyn dove è nata nel 1975. Ha ottenuto un BA alla Brown University nel 1986 e un MFA alla Columbia University nel 2002. Il suo lavoro è stato esposto in numerose istituzioni internazionali, tra cui: il Brooklyn Museum (2004), l’Asia Society (2006), PS1-MOMA (2010) di New York, lo ZKM di Karlsruhe (2007), il MOCA di Shanghai (2009), la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2006), l’Instituto Valenciano de Arte Moderno di Valencia (2009), la Saatchi Gallery di Londra (2010) e il Prince of Wales Museum di Mumbai (2011).

    Alexis Kersey è cresciuto nell’India meridionale e in Inghilterra. Nel suo lavoro sperimenta l’ampio ventaglio offerto dalle applicazioni della grafica su vari media. Formatosi come cartellonista a Chennai (la vecchia Madras), Kersey utilizza anche le tecniche artigianali dell’intarsio e dell’altorilievo. I suoi personaggi d’elezione, punk, santi e demoni, perfezionati in anni di pittura, diventano splendenti e vibranti con l’aggiunta di materiali semi-pregiati, madreperla, legno, vetro e metalli dorati. I suoi lavori raggiungono un livello di sontuosità che sfocia nel grottesco, la cifra distintiva dello spirito sardonico di Kersey. Alexis Kersey è nato a Mysore nel 1972. Ha esposto in mostre collettive presso la British Library di Londra, le gallerie Apparao a Chennai, il British Council e la galleria Nature Morte di New Delhi.

    Gran parte del lavoro di Aditya Pande non può essere descritto se non utilizzando degli ossimori: elegantemente grottesco; digitale ma primitivo; spontaneo, ma controllato; anarchico ma ordinato in modo contorto. I suoi lavori associano le pratiche del disegno e dell’incisione alla fotografia e alla pittura. I suoi particolari collage digitali stimolano lo sguardo con la loro esplosione di colori, l’intreccio delle linee, la complessità della composizione. Anche se la tecnica di Pande è attuale, il contenuto e lo stile parlano di qualcosa di primitivo; anche se l’aspetto dei suoi lavori rimanda immediatamente al Surrealismo Astratto del maestro spagnolo Joan Miró e all’iper-Espressionismo del pittore danese Asger Jorn, in essi si rintraccia anche qualcosa dell’Arte Rupestre preistorica. Nato a Lucknow nel 1976, cresciuto e tuttora residente a New Delhi, Aditya Pande ha studiato al National Institute of Design di Ahmedabad, dove nel 2001 ha conseguito il diploma in Graphic Design. Ha preso parte a mostre collettive alla galleria Nature Morte di New Delhi (2008 e 2010), alla galleria Nature Morte di Berlino (2009) e alla galleria Bose Pacia di New York (2008 e 2009); sue personali si sono tenute nelle gallerie Chatterjee & Lal di Mumbai (2008) e Alexia Goethe Gallery di Londra (2009).

    Formatasi come pittrice, Mithu Sen lavora con un’ampia varietà di media, progettando installazioni site e time specific che combinano spesso scultura, video, suono, disegno e anche poesia. Sebbene la maggior parte delle sue opere siano su carta, la sua ricerca è spesso anche concettuale e interattiva. Mescolando realtà e finzione, Sen incorpora i suoi autoritratti nelle sue creazioni fantastiche. Alternando distanza e intimità, i suoi lavori dialogano con tematiche legate alle politiche dell’identità, della sessualità e dei generi. Nata nel 1971 nei pressi di Calcutta, Mithu Sen ha conseguito un BFA e un MFA in Pittura presso la Santiniketan University nel Bengala Occidentale e ha successivamente studiato a Glasgow. Ha partecipato a programmi di residenze a New York, in Brasile, Cina, Austria, Kenya, Giappone e Sud Africa; sue mostre personali sono state organizzate alla galleria Nature Morte e al British Council di New Delhi, alla Chemould Gallery di Mumbai, alla galleria Bose Pacia di New York, alla galleria Krinzinger Projekte di Vienna, alla Galerie Steph di Singapore, all’Espace Louis Vuitton di Taipei e alla galleria Suzie Q Projects di Zurigo. Vive e lavora a New Delhi.

    Il lavoro di Seher Shah affronta le varie permutazioni della memoria spaziale collettiva, storica e personale attraverso potenti costruzioni grafiche. Formatasi come architetto, sviluppa il lavoro partendo da propri disegni molto dettagliati, che poi combina parzialmente con immagini trovate, sia di tipo fotografico che diagrammatico. Le stampe in bianco e nero di Shah esplorano le dimensioni e le incarnazioni di varie iconografie: architettoniche, storiche, personali e politiche. Attraverso il suo ponderato e accurato talento grafico e il suo stile compositivo, l’artista presenta allo spettatore paesaggi dinamici di ricordi immaginari e possibili scenari futuri. Nata nel 1975 a Karachi, in Pakistan, Seher Shah è cresciuta in Belgio, Inghilterra e New York. Nel 1988 ha conseguito una laurea in Fine Arts e una in Architettura presso la Rhode Island School of Design. Recentemente il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre internazionali, tra cui Generation 1.5 al Queens Museum of Art e 21: Twenty-First Century Artists al Brooklyn Museum di New York; The Jameel Prize al Victoria & Albert Museum di Londra; On Rage alla House of World Cultures di Berlino. Il suo lavoro fa parte della collezione permanente del MOMA di New York. Negli ultimi anni sono state organizzate sue mostre personali presso le gallerie Nature Morte di New Delhi e Scaramouche di New York.

    Influenzati dall’Espressionismo Tedesco e dalla Psichedelia degli anni Sessanta, i singolari ritratti di Schandra Singh si interrogano sulle implicazioni psicologiche e quindi politiche del tempo libero in un’era di crisi globale. Provocatori e aggressivi, confinanti con il grottesco e iper-dettagliati, i soggetti di Singh sono contemporaneamente le vittime e i carnefici di una cultura visiva impazzita. L’artista attualizza il linguaggio pittorico di Soutine e Baselitz per parlare della nostra ossessione per la morte e della nostra insaziabile ricerca della bellezza. Nata a Suffern (New York) nel 1977, Schandra Singh vive a Poughkeepsie, a nord di New York. Ha conseguito un BFA alla Rhode Island School of Design nel 1999, ha proseguito gli studi con un MFA in Pittura alla Yale University, ottenuto nel 2006. Nel 2009 ha partecipato alla mostra The Empire Strikes Back alla Saatchi Gallery di Londra, mentre la galleria Nature Morte di Berlino ha organizzato una sua personale nel 2010.